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Università: l’Italia è l’unico Paese a tagliare i finanziamenti pubblici

Università

 

A partire dal 2008, l‘anno “zero” della crisi economica che ha colpito tutta Europa ed in particolare l’Italia, il settore che più ha risentito della situazione nostrana è stato quello accademico, facendo particolare riferimento alle strutture universitarie.

 

Dal 2004 ad oggi, difatti, è stata registrata una progressiva diminuzione del numero di matricole iscritte nei vari atenei (66 mila in meno): uno studente su due non prosegue con gli studi.

 

Ora, nonostante alcune personalità note all’interno del mondo dell’economia affermino che la via per la ripresa sia l’investimento nell’istruzione, l’Italia è andata decisamente contro tendenza, diventando l’unico Paese in tutta Europa a diminuire del 22.5% il finanziamento pubblico alle Università.

 

Inoltre, grazie al sistema delle imposte per fasce di reddito, si calcola che in Italia le tasse universitarie siano cresciute del 50%.

 

Della serie, con la cultura non si mangia, un clichè che, purtroppo, portiamo avanti da decenni e che, per forza di cose, ha bloccato la creatività di chi, invece, riesce a guardare un mondo fuori dagli schemi, senza che sia necessariamente portato avanti dalla dinamica del denaro.

 

Eppure, più investimenti significa strutture migliori, strutture migliori significa formazione eccellente, formazione eccellente significa risorse indispensabili per mantenere, come si suol dire, la barca a galla.

 
 
 
 

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