In Parlamento, News

Le soluzioni politiche alla crisi del lavoro

In Italia, al momento, la situazione lavorativa è stabile, ma non nel senso positivo del termine.

Nel corso dell’ultimo anno, grazie anche alla riforma del lavoro (il Jobs Act), 135 mila persone hanno potuto beneficiare di un posto di lavoro a tutele crescenti, attraverso la detassazione di quelle aziende che offrivano un contratto a tempo indeterminato.

Tuttavia, finiti gli incentivi, una delle manovre politiche più importanti degli ultimi 30 anni ha subito un rallentamento preoccupante: la disoccupazione giovanile è ancora altissima (circa il 37%) e, senza tutele preventive, molti parlano di una “Repubblica fondata sullo Stage” anzichè sul lavoro.

Ora, il Parlamento, in quanto ente nazionale a supporto dei bisogni dei cittadini di tutto il Paese, deve necessariamente porre rimedio a questa situazione, veicolando un progetto a lunga scadenza che porti una stabilità positiva.

D’altronde, come affermato anche dal Presidente di Future Manager Alliance, Salvatore Corradi, esistono delle fasce molto deboli, tra cui migliaia di ragazze e ragazzi, che hanno bisogno di un aiuto dal punto di vista economico e lavorativo:

“I finanziamenti aziendali non sono elementi fondamentali. In quanto imprenditore non ho la necessità di essere tutelato dallo Stato, sarebbe già un miracolo se non mi ostacolasse, se mi rendesse più fluida la mia attività. Ci sono fasce sociali più deboli della mia che hanno bisogno di tutele”.

Le parole sopra citate hanno un valore culturale, prima ancora che politico: quel 37% di ragazzi che non trova lavoro necessita di un aiuto forte e che dia un impulso notevole al ciclo produttivo-economico dell’Italia.

La domanda che ci si pone è la seguente: considerando le tre macro aree politiche (Centro-Destra, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle), quali sono le “medicine” da loro proposte per risolvere il problema?

Cerchiamo qui di elencarvele:

  • Partito Democratico: proseguire sulla via intrapresa nell’ultimo anno, secondo il principio del lavoro a tutele crescenti. Sotto questo punto di vista, attraverso gli sgravi fiscali posti alle aziende che assumono giovani laureati, ripartirebbe la macchina economica del Paese ed un successivo cambio generazionale.
  • Centro-Destra: abbassare considerevolmente l’aliquota IRPEF e l’IRAP attaccando gli sprechi pubblici. Secondo questo principio, una detassazione porterebbe ad una maggior spinta verso il consumo (da parte delle persone) e verso l’assunzione (da parte delle aziende).
  • Movimento 5 Stelle: Istituire il reddito di cittadinanza, un aiuto economico di 780 euro a coloro che non hanno un impiego. Nel corso di tre anni, poi, vengono presentate 3 diverse offerte di lavoro: se non ne accetti nessuna, perdi il reddito. Secondo questa visione, un’economia sana è quella che parte dal basso: più soldi per i cittadini, più attività sul territorio.

Ovviamente, è difficile sentenziare quale di queste sia la soluzione migliore. Il dato oggettivo è uno ed uno soltanto: il sistema deve cambiare, e deve farlo nel più breve tempo possibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.