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Studi Umanistici: la comunicazione alla base del lavoro

Negli ultimi anni, gli studi umanistici hanno ottenuto quella credibilità ed importanza che, durante l’ultimo ventennio, avevano perso secondo il principio del “con la cultura non si mangia”.

Ebbene, il CEO di Skorpion Engineering, azienda che si occupa di tecnologie per l’industria automobilistica, afferma come, recentemente, siano stati inseriti all’interno della società alcune risorse provenienti proprio da quelle stesse facoltà che venivano precedentemente snobbate:

In genere assumiamo ingegneri o designer però di recente abbiamo inserito alcuni laureati umanistici nel marketing. Abbiamo fatto questa scelta perché hanno una cultura generale vasta e più dimestichezza degli ingegneri ad interfacciarsi dentro e fuori dall’azienda“.

Questa nuova condizione parte proprio dal presupposto che coloro che si laureano in discipline umanistiche, acquisiscono una percezione della realtà a 360 gradi, rendendoli così capaci di gestire situazioni complicate nonostante la mancanza di un’abilità specifica.

Come afferma il Corriere della Sera, è dello stesso parere anche Paolo Galassi, presidente dell’API (Associazione piccole e medie industrie):

Le lauree triennali  non formano in modo adeguato e rispetto alle magistrali danno l’idea di una scorciatoia. Tra un laureato triennale e un magistrale, io da imprenditore, sceglierei il secondo perché ha più desiderio di imparare. Per utopia se uno avesse fatto Lettere con due specializzazioni e io gliene volessi fare una terza in azienda mi sarebbe più facile rispetto che lavorare su un ingegnere con solo una triennale».

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