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Test d’ingresso: aumentano i corsi a numero chiuso

A meno di una settimana dalla prima tranche dei test d’ingresso nelle Università Italiane, vi sono già polemiche tra studenti, insegnanti e governo.

Sì perchè anche quest anno, a causa degli ultimi tagli da parte del Governo, gli Atenei sono stati costretti a diminuire ancora il numero degli studenti ammissibili ai corsi: alla Cattolica di Milano, per esempio, a fronte di una richiesta pari a 720 ragazzi/e nella facoltà di Psicologia, saranno disponibili soltanto 330 posti.

Nel capoluogo lombardo si stima che almeno due Università su tre abbiano dovuto stringere ancor di più la cinghia, innervosendo quel mondo variegato di giovani studenti che, pur di non scappare all’estero, stanno cercando di raggiungere il proprio sogno attraverso l’impianto italiano.

Il coordinamento studentesco, a tal proposito, ha affermato che “quest’anno ci sono 1.700 posti in meno fra medicina e architettura, è necessario cambiare e andare verso il libero accesso.”

A rispondere è Giuseppe De Luca, prorettore alla didattica della Statale di Milano, spiegando come gli atenei siano obbligati a regolare gli accessi nonostante abbiano il desiderio di aprire le Università a tutti, considerando anche che l’Italia è uno dei Paesi che ha meno laureati in tutta l’Unione Europea.

Il problema, prosegue De Luca, deriva dalle nuove regole imposte dal Governo: “Ecco che cosa succede a Milano: scende il numero dei professori per le limitazioni al turnover legate ai finanziamenti però qui, come in altre università del Centro-Nord, non cala quello degli iscritti”.

Dunque, minor numero di professori e maggior numero di studenti. Ed ecco che il sistema si blocca, ingolfandosi come mai negli ultimi trent’anni.

 

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