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Ingegneri meccanici: una carriera nella produzione

Chi si iscrive ad un corso di laurea in ingegneria meccanica si aspetta di lavorare nella progettazione, ovvero di occuparsi della modellazione e della progettazione esecutiva di macchine e impianti di produzione, o delle loro componenti. Oppure ambisce a lavorare nella funzione di ricerca e sviluppo, per esempio seguendo la sperimentazione su componenti o sistemi, analizzare i metodi di simulazione meccanica, definire i protocolli e seguire le operazioni di collaudo.
 
Ma non ci sono solo queste funzioni su cui può lavorare e specializzarsi un ingegnere meccanico. Perché non prendere in considerazione la vera e propria produzione?
 
All’inizio del loro percorso accademico – spiega la dott.ssa Cristina Cortese, Client Manager di Future Manager Recruitment – gli ingegneri meccanici non pensano alla produzione. Vogliono progettare, sviluppare, ricercare… Tuttavia, a seguito di attività di laboratorio o di tirocini curricolari, sviluppano sempre più uno spiccato interesse anche per la produzione. Forse perché comprendono meglio le logiche ed i meccanismi industriali, e questo li spinge ad appassionarsi sempre più alla vera e propria attivà produttiva. Solo all’interno di un’azienda hanno modo approcciare la questione in maniera concreta: è in quel momento che si rendono conto che lavorare in un ufficio tecnico o nell’area qualità o progettazione può rivelarsi non così dinamico e attrattivo come si aspettavano”.
 
Se gli ingegneri gestionali si prestano ad essere figure “trasversali” in vari contesti aziendali, gli ingegneri meccanici e industriali, con un percorso accademico specialistico in produzione, scelgono sin dagli studi universitari di improntare la loro formazione in funzione di una collocazione professionale “dinamica” e a contatto diretto con la produzione e gli operatori dei reparti. Acquisiscono così una forma mentis molto pratica e predisposta a gestire certi tipi di criticità con una certa reattività.
 
Non solo. Per poter svolgere un lavoro di questo tipo, oltre alle conoscenze tecniche è fondamentale sviluppare le proprie soft skills: un capo turno o un capo reparto è colui che in primis, inserito direttamente all’interno dello stabilimento, parla con gli operai, li coordina e gestisce, ne assegna i compiti e ne monitora le prestazioni, oltre che gestirne turnazioni ed eventuali criticità. Dunque le skills relazionali ed organizzative, la capacità di adattamento anche a contesti difficili e complessi risultano fondamentali.
 
Le aziende inoltre apprezzano sempre di più l’applicazione di nuove metodologie, come “5 S” o “Six Sigma”, che permettono di imparare a svolgere un’attività in produzione avendo chiari gli obiettivi di ottimizzazione dei tempi e il conseguente incremento dei profitti.
 

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