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Incremento della produzione industriale e mercato del lavoro giovanile: una fotografia della situazione attuale

La produzione industriale italiana continua a crescere. Per il mese di luglio 2017, i dati Istat rilevano un incremento dello 0,1% rispetto a giugno e un aumento del 4,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sostanzialmente, l’indice tendenziale è in continua crescita dall’agosto 2016, con la sola eccezione di gennaio 2017.
 
Ma che effetti ha, ed avrà in futuro, questa crescita sul mercato del lavoro? L’ abbiamo chiesto a Salvatore Corradi, Presidente di Future Manager Alliance.
 
Sig. Corradi, come interpreta questa crescita continua della produzione industriale italiana?
A mio avviso, è il risultato degli investimenti che le imprese hanno fatto in termini di innovazione, unito a una congiuntura internazionale positiva e al valore del Made in Italy che il mercato ci riconosce. Chiaramente, la produzione industriale cresce insieme ai dati dell’export; i consumi interni ancora ristagnano da questo punto di vista.
 
Secondo lei, l’incremento della produzione industriale come si lega al mercato del lavoro e alla situazione occupazionale in generale e, nello specifico, dei giovani?
Parliamo di produzione industriale e questo significa che le aziende, adesso, vanno sul mercato ad assumere la fascia dei lavoratori compresi tra i 45 e i 55 anni, poiché questo significa assumere persone con competenze già acquisite, a basso costo. Dovendo produrre di più, vado a prendere una persona specializzata, un tecnico, ma anche un contabile, che rappresenta una certezza sotto il profilo delle competenze, a un costo ridotto rispetto a quello che avrei pagato 10 anni fa, perché magari il lavoratore attualmente non sta lavorando.
Per quanto riguarda i giovani, invece, ho qualche riserva in tempi brevi. Si comincia a vedere qualcosa, ma bisognerà attendere i provvedimenti del Governo nella prossima legge di bilancio, che dovrebbe indurre le imprese a fare investimenti in questo senso.
E’ utile fare una segmentazione. Se usiamo la terminologia cara alla nostra azienda, quelli che ancora soffriranno sono i First Contract, i ragazzi che ancora devono entrare nel mondo del lavoro. La ripresa è già in atto, invece, per gli Expert e i Next Manager, coloro compresi rispettivamente nelle fasce 3-5 e 6-10 anni di esperienza.  
Le aziende hanno bisogno di crescere velocemente e a volte non hanno il tempo di investire su risorse che ancora non hanno acquisito delle competenze. Un’azienda che assume un neolaureato, ragionamento a livello italiano non milanese, è consapevole di dover investire tempo ed energia. Se avesse un incentivo fiscale, riconosciuto dallo Stato, si tratterebbe di un rimborso verso la formazione che si andrà a fare. Allora l’azienda sarebbe più incentivata. Ma oggi, anche con i contratti di formazione-lavoro che riconoscono qualche beneficio, non è la stessa cosa. Inoltre, i contratti di formazione-lavoro non è detto che siano applicabili a tutte le fasce: teoricamente sì, ma sui laureati c’è qualche resistenza da questo punto di vista.
 
Bisognerà, dunque, attendere i provvedimenti del Governo.
 
Quali pensa potrebbero essere le prospettive e l’andamento del mercato del lavoro futuri?

 Le prospettive e l’andamento del mercato futuri sono assolutamente positivi. La situazione, però, è a macchia di leopardo. Ci sono delle aree del Paese in cui la disoccupazione giovanile c’è e ci sarà ancora per molto tempo. Ci sono altre aree, invece, dove la disoccupazione è negativa, come il Nord Italia. Per quanto riguarda la direzione del mercato del lavoro dei giovani laureati, come ben sappiamo, vi è una forte richiesta di ingegneri, una ripresa degli economisti, qualche esempio positivo per gli umanisti. Arrancano invece, per esempio, gli psicologi e i laureati in legge. Per i percorsi “deboli”, l’unico suggerimento che possiamo dare è quello di investire nella formazione post-laurea, in modo tale da raggiungere una maggiore diversificazione. 
 

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