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Il lavoro? Io mi metto in gioco ed apro un’associazione! La storia di Valentina.

Continua il nostro viaggio nelle storie di giovani laureati e laureate imprenditori di loro stessi, che affrontano il mercato del lavoro mettendosi in gioco con idee ed attività originali ed innovative, a volte anche contro corrente.
Questa settimana parliamo di Valentina Sambrotta, laureata in Sociologia che, delusa dalle poche opportunità di lavoro, tre anni fa ha deciso di fondare, a Milano, un’associazione culturale che si occupa di cultura e benessere. Che cosa significa? Ce lo ha raccontato in questa intervista. sambrotta
 
Di che si occupa l’Associazione Culturale Afrodite?
Associazione Culturale Afrodite nasce dall’idea di unire competenze diverse per offrire cultura e benessere a Milano. Benessere per l’individuo, la coppia e la famiglia, affiancando alla formazione incontri personali con professionisti esperti di diverse discipline. L’associazione può contare su dieci insegnanti e la maggior parte di loro si occupa, trasversalmente, anche degli incontri personali dedicati al benessere. Io sono criminologa e counselor, mio marito (che è anche il mio braccio destro) è fotografo, fanno poi parte del team una nutrizionista, una grafologa, un’arteterapeuta, uno psichiatra esperto di analisi comportamentale, una consulente d’immagine e personal shopper, un coach e due psicologhe.
 
Che cosa pensate di offrire di diverso dagli altri?
Una cultura di alta qualità, ma a prezzi accessibili. Abbiamo pensato di sostituire alla tradizionale modalità dei corsi, maggiormente dispendiosa in termini di tempi e costi sostenuti dall’utenza, quella dei seminari, concentrando in due ore l’attenzione su un’unica tematica che possa essere affrontata in modo chiaro e fornendo spunti di riflessione che siano immediatamente applicabili alla vita di tutti i giorni (qualche esempio: “pensa positivo!”, “farsi rispettare sul lavoro”, “manipolazione e dipendenza affettiva”).
 
E a chi vi rivolgete?
La nostra utenza non è composta solo da “addetti ai lavori” ma è molto eterogenea in termini di sesso, età e background. Infatti i seminari riguardano diverse aree: criminologia, psicologia, comunicazione, fotografia, nutrizionismo, counseling…. Le tematiche, inoltre, pur rimanendo all’interno di queste aree, cambiano di mese in mese. La parte del benessere si concretizza in incontri di counseling, coaching, psicoterapia, reiki, consulenze nutrizionali e consulenze d’immagine. Seguiamo la persona a 360° cercando di offrire il più possibile la nostra serietà e disponibilità in un clima accogliente dove la persona possa sempre sentirsi a proprio agio.
 
Da dove è nata quest’idea e la voglia di metterti in proprio?
L’idea di creare una realtà associativa autonoma nasce dalla volontà di sviluppare qualcosa di “nuovo”, puntando sui rapporti umani e sul miglioramento della qualità della vita. E anche dall’intenzione di svincolarsi da possibilità pre-confezionate per dare spazio alle idee, alla passione e allo spirito di collaborazione da cui possono nascere nuovi valori da poter successivamente trasmettere.
 
Insomma hai scelto di inventarti la tua professione, uscendo dagli schemi che propone il mondo del lavoro. Perché hai pensato proprio questo settore?
All’inizio dell’avventura, l’associazione non aveva né un nome né una sede, non è stata quindi una decisione presa “a tavolino” ma è nata dall’esperienza. Ho voluto tentare proponendo un primo

Image courtesy of Pakorn at FreeDigitalPhotos.net

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corso, utilizzando come punto di appoggio una sala che ci era stata messa a disposizione. Poi, visti gli esiti registrati durante le prime attività, ho iniziato gradualmente a modificare l’assetto fino a decidere di cercare una sede che potesse ospitarci e di dare anche un nome a questa realtà.

 
Quando hai deciso di dedicarti a questo tipo di attività?
Poco dopo la conclusione del percorso universitario, non appena mi sono scontrata con le scarse possibilità offerte dal mercato del lavoro ai giovani.
 
E sei soddisfatta della tua scelta e dei risultati che stai ottenendo?
Si, sono decisamente contenta di questo lavoro e delle piccole soddisfazioni che ogni giorno riesco a ottenere.
 
Consiglieresti una strada di questo tipo, o comunque la scelta di provare a reinventarsi, ad un giovane laureato?
Si, anche perché, nel mio caso, nonostante il margine di rischio, ho dato vita a qualcosa che rispecchia perfettamente quello che desideravo.
 
Quello che hai studiato ti aiuta nel tuo lavoro quotidiano?
Il percorso di studi che ho effettuato è stato: laurea in sociologia, diploma di criminologia e di counseling umanistico esistenziale. Credo che la laurea mi sia servita solo come base di partenza ma che le competenze e gli skills acquisiti durante il corso di criminologia e quello di counseling siano quelli che realmente mi sono serviti per il mio lavoro quotidiano.
 
Rifaresti lo stesso percorso se dovessi tornare indietro?
Assolutamente sì, nonostante i rischi, lo stress di alcuni periodi e l’impegno quotidiano che a volte supera quasi le mie possibilità, lo rifarei. La soddisfazione, l’energia, la propositività e l’entusiasmo che mi offre questo lavoro sono impagabili.
 
E rifaresti anche lo stesso percorso per quanto riguarda gli studi?
Certo, perché è quello che mi ha dato modo di sviluppare quest’idea e di trasformarla in un lavoro.
 
 

1 Comment

  1. Paolo

    grande Valentina!!

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