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“Oltre lo sguardo”: intervista alla curatrice della mostra di Steve McCurry.

a cura di Pedro Carlos Pavesi ed Elisa Baroni.
 
E’ l’affascinante Villa Reale di Monza la location scelta per la mostra dedicata al fotografo e viaggiatore più intraprendente dell’ultimo secolo, Steve McCurry.
Una sede suggestiva e unica, in grado, con le sue stanze e i suoi corridoi classici, di creare un’atmosfera particolare, quasi mistica. Il modo originale in cui è stata preparata e curata l’esposizione, permette al visitatore di entrare nel mondo di McCurry, di viaggiare, di pari passo, insieme a lui e di conoscere la sua arte di immortalare un’immagine, andando appunto, “oltre lo sguardo”.
Pedro Travel Blogger ha intervistato la curatrice, Biba Giacchetti, che ci ha raccontato e presentato questa mostra.
La mostra dedicata a McCurry è aperta al pubblico dal 30 ottobre e si protrarrà fino al 6 aprile 2015.
 
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Noi non ci occupiamo di turismo, ma di viaggiatori: questa è una mostra dedicata solo agli amanti della fotografia, oppure è indirizzata anche a un pubblico più vasto?
Le mostre di Steve sono mostre aperte a tutti, hanno un pubblico molto trasversale, di tutte le età e di tutte le tipologie. Le persone percepiscono in Steve atmosfere di viaggio; chi ama culture e terre lontane, si ritrova nelle sue foto.
 
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Come è nata l’idea di realizzare una mostra su Steve McCurry, e lo ha mai conosciuto di persona?
Dunque, io lavoro da diciassette anni fianco a fianco con Steve McCurry, seguo tutti i suoi progetti in Italia, e adesso anche all’estero. Questa è la quinta grande retrospettiva che noi facciamo: abbiamo iniziato a Milano, poi siamo andati a Perugia, Genova, Siena e questa è la primfoto 1a grande retrospettiva che noi organizziamo a Monza. È un’esposizione completamente diversa da tutte le altre, l’unica cosa che abbiamo tenuto sono le cinquanta fotografie più famose di Steve, ma la selezione delle altre immagini è completamente differente, siamo intorno alle 200 fotografie.
 
In questa mostra sono presenti solo ritratti o ci sono anche foto di paesaggi?
È una mostra dedicata alla Villa di Monza, quindi è stata proprio studiata per interagire con questi spazi. La villa ha un corridoio lungo 200 metri, e noi abbiamo ripreso l’idea dei palazzi nobiliari che hanno una galleria di ritratti: anche noi l’abbiamo ricreata, grazie all’aiuto di Peter Bottazzi. Nelle altre sale, invece abbiamo universi più ampi, paesaggi, ritratti contestualizzati.
 
Riguardo alla sistemazione delle foto, abbiamo visto sul sito ufficiale di Steve che l’esposizione è divisa in sezioni, ciascuna delle quali con un titolo the firmest friend, the worlds ride, home again…): cliccando su una sezione, vengono presentate tutte le fotografie con il nome della nazione in cui sono state scattate. Ce ne può parlare?
Questo è il blog di Steve che parla per temi e ama mettere insieme gruppi di fotografie con lo stesso tema; non è Steve che se ne occupa, ma sua sorella, perchè lui è sempre in giro a fare fotografie, ma è un modo per avvicinare le persone cambiando continuamente temi, raccontando anche quello che succede nella vita personale di Steve, i progetti che sta seguendo.
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Per quanto riguarda la fotografia esistono due correnti di pensiero: una sostiene che fotografare sia una vera e propria espressione d’arte, l’altra invece che si tratta solo della bravura del fotografo. Lei cosa ne pensa?
Sotto la parola arte si raccolgono molti concetti diversi; sicuramente la bravura del fotografo è imprescindibile anche se noi vediamo foto legate al mondo dell’arte che non sembrano avere delle caratteristiche di perfezione, di inquadratura, di colore. Qui stiamo parlando di un fotografo che ha fatto della realtà e del racconto della realtà la sua missione di vita, soprattutto legata alla condizione dell’uomo. Si differenzia dagli altri per un talento straordinario che consiste nell’interazione con i soggetti, molto importanti sono anche la composizione dell’immagine, l’uso del colore;le sue fotografie sono scenografiche. Dovendo prendere una posizione, prendo la posizione del talento del fotografo.
 
Una domanda più personale: in questa mostra c’è una fotografia o un gruppo di fotografie che lei preferisce? foto 6
Io penso che può essere molto piacevole andare a scoprire questo gioco che noi abbiamo creato con le porte della Villa; facendo un sopralluogo abbiamo scoperto delle porte che davano sui muri ciechi e abbiamo messo fotografie di persone che davano l’idea di affacciarsi a loro volta da una porta. C’è un immagine del muro di Berlino che non è mai stata pubblicata, con un soldato che si affaccia da uno spacco del muro; c’è la foto di una ragazzina che si affaccia da una porta, e sembra quasi che esca dalla porta della Villa. C’è anche, ad esempio, la foto di un ragazzino dietro una grata che guarda Steve, che a me piace molto. Sembra quasi che queste persone ci stiano guardando, creando così un’interazione tra le foto e il pubblico.
Sono presenti molti inediti: come mai è stata scelta l’Italia per mostrarli per la prima volta?
Essendo la quinta mostra, le foto più conosciute di Steve, pubblicate sui libri, erano già state esposte. Noi volevamo mostrarne di nuove, mantenendo sempre il nucleo delle cinquanta foto più famose, compresa quella della ragazza afghana. Volevamo dare una sensazione di novità perché, in realtà, nell’archivio personale di Steve ci sono tantissime foto che non sono mai state mostrate e pubblicate. Abbiamo fatto questa selezione in modo che fosse adeguata agli spazi della Villa.
 
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Avete scelto insieme le foto o se ne occupa solo lui?
Steve ha condiviso con noi il concetto, la selezione l’ho fatta io personalmente. Poi l’abbiamo condivisa con lui, tenendo conto che le foto sono tutte state stampate nel suo ufficio di New York, e poi inviate in Italia. Qualche foto è stata cambiata, ma l’impianto centrale è questo.
 
Al di fuori del lavoro, com’è?
Steve è una persona meravigliosa e determinata in quello che fa; appassionatissima del suo essere fotografo, in grande attività, molto disponibile e aperto ai giovani, e con noi ha un rapporto di fiducia straordinario e che ci permette di realizzare queste installazioni.
 
Se dovesse dare un consiglio ai giovani fotografi?
Mettere alla prova la propria determinazione, non avere paura di mettersi in gioco fino in fondo per ottenere un risultato straordinario. foto 5
 
Progetti futuri?
Stiamo preparando una mostra di Steve a Monte Carlo, e abbiamo in programma una mostra dedicata a Elliott Erwitt che si chiama Icons, nella quale espone le sue 50 fotografie più famose.
 
 
 
 
 
 
 

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