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Garanzia Giovani: un’opportunitá o un flop?

di Arianna Bassi.

 

Garanzia Giovani compie un anno. Il programma governativo voluto dal premier Renzi per provare a risolvere la disoccupazione degli under 29, sempre più alta. Lo stato li chiama NEET, quella generazione di ragazzi (15-29 anni) che non sono iscritti né a scuola né all’università, che né lavorano né seguono corsi di formazione. Sono l’esercito dei “Not in Education, Employment or garanziagiovaniTraining” e in Italia sono oltre due milioni, il 22% percento della popolazione nazionale di riferimento. Un anno fa ci fu grande entusiasmo all’avvio della proposta, che coinvolgeva direttamente le Regioni, portandole a offrire servizi al lavoro concreti e provare a trovare collocamento a chi non riusciva a sistemarsi da solo. Tutto questo sulla carta, perché 365 giorni dopo la situazione non è positiva. Le adesioni sono state molto alte in ogni regione, ma il numero delle domande prese in carico è decisamente poco promettente. Il numero di soggetti a cui è stata effettivamente proposta una misura è disastroso. I dati aggiornati al 10 aprile 2015, nel report ufficiale pubblicato da Garanziagiovani.gov.it, parlano chiaro: i giovani registrati su tutto il territorio nazionali sono 502.000, 250.156 quelli presi in carico e solo 69.811 quelli a cui è stata proposta una misura. La sensazione che qualcosa sia andato storto è indiscutibile. Il Graduates Chronicle ha intervistato Claudio Negro, responsabile del Dipartimento delle Politiche del Lavoro, UIL Lombardia, per fare chiarezza su alcuni punti del programma e capire quale sia la falla del sistema. Quello che si evince è che i numeri dichiarati da Garanzia Giovani non sono il vero specchio della realtà e che c’è anche qualche aspetto positivo in questa iniziativa.

 

Come nasce Garanzia Giovani?

Garanzia Giovani nasce dall’esperienza nordeuropea, dove ormai è una prassi consolidata: i ragazzi finita la scuola passano direttamente dal programma per collocarsi nel mondo del lavoro. In questi paesi funziona perché lì funzionano i servizi al lavoro. Come dice il Prof. Pietro Ichino (docente ordinario di Diritto del lavoro nell’Università degli Studi di Milano, ndr) da molto tempo, quando una persona perde il lavoro in Olanda non è una tragedia, perché ci sono i servizi all’impiego che lo affiancano e lo sostengono, se uno perde il lavoro in Italia è un dramma vero. Va detto subito, come considerazione che segue immediatamente, che nel nostro Paese non basta fare Garanzia Giovani, investire un miliardo e mezzo, di cui solo 170 milioni in Lombardia, e pensare che i servizi all’impiego funzionino e tutto vada bene, non è realistico.

 

I numeri però parlano chiaro: tantissime adesioni e poche concretizzazioni. Come si spiega tutto questo?

Occorre partire dai dati. I dati della Lombardia sono bassi, è vero, ma coprono il 95% degli avviati al lavoro di Garanzia Giovani.

Image courtesy of  pakorn at FreeDigitalPhotos.net

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Bisogna fare un’analisi statistica: in Lombardia non si può dire che sia stato un successo, ma qualcosa è stato fatto. Perché in Lombardia i servizi all’impiego già da qualche anno sono incentivati a crescere. Noi abbiamo cominciato a sviluppare soluzioni quando è iniziata la crisi, nel 2008, e sono nati i sistemi di sostegno al reddito. Abbiamo capito che occorreva inserire il lavoratore in un percorso che lo aiutasse a ricollocarsi o ne aumentasse sia la professionalità sia l’occupabilità, magari con un percorso di formazione vera. All’inizio è stato complicato anche per noi, ma dal 2008 a oggi abbiamo fatto sperimentazione e adesso siamo in grado di esibire un sistema che ha una sua dignità. La differenza tra la nostra Regione e le altre regioni è che i soggetti privati e pubblici da noi sono sullo stesso piano, sono trattati in ugual misura. Per fare un esempio concreto: il centro per l’impiego di Milano, che è uno di quelli che funziona, intermedia il 7% del collocamento dei lavoratori della provincia, quindi vuol dire che il 93% lo intermediano i privati o non lo intermedia nessuno e trovano da soli.

 

Il budget stanziato dallo Stato è stato sufficiente per Regione Lombardia?

Abbiamo pensato, la Regione e le parti sociali insieme, che sarebbe stato meglio se il Governo avesse stanziato i soldi investendoli in Dote Unica Lavoro (sistema regionale delle politiche attive per il lavoro, aperta a tutti, non solo ai giovani, ndr), con la richiesta di essere usati per la fascia dei giovani sotto i 29 anni. Ma a Roma hanno voluto creare un sistema unico per tutti e questo è entrato in conflitto con la DUL, creando delle difficoltà di gestione.

 

Qual è la differenza tra Dote Unica Lavoro e Garanzia Giovani?

Il ricollocamento in Lombardia, la DUL (Dote Unica Lavoro), inserisce al suo interno tutti, giovani e adulti. Garanzia Giovani, per noi, è diventata una seziona ad hoc del nostro programma già esistente. Il fatto é che i risultati di Dote Unica Lavoro sono superiori a quelli di Garanzia Giovani. Dote Unica Lavoro, infatti, riconosce come esisto positivo, e quindi paga, il contratto di apprendistato di secondo livello, Garanzia Giovani non lo riconosce. Questo contratto è quello che va per la maggiore, quello più diffuso. Per questo i ragazzi che si sono iscritti a Garanzia

Image courtesy of  winnond at FreeDigitalPhotos.net

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Giovani e hanno trovato questo sbocco, hanno accettato il contratto, ma non tramite il programma. Quindi da un punto di vista statistico, questi ragazzi contano come negativi. I numeri andrebbero ricalcolati capendo quanti non sono considerati nella statistica, ma hanno trovato comunque un lavoro. Se analizziamo i dati di DUL, si può dimostrare che il 18.8% del numero di persone avviate al lavoro ha un contratto di apprendistato professionalizzante. In Garanzia Giovani tutta questa fascia di persone avrebbe fatto la differenza.

 

Come funziona, effettivamente, la trafile per iscriversi a Garanzia Giovani?

Si clicca sul portare della regione e ci si iscrive a Garanzia Giovani. Una volta compilata la domanda, compare un menù a tendina per scegliere l’operatore accreditato. È obbligatorio scegliere chi si desidera prenda in carica la propria posizione. Una volta avviata la pratica, l’operatore è tenuto a chiamare il giovane, fare il colloquio e, se lo ritiene opportuno, prendere in carica la posizione e tentare il collocamento. I numeri sono il miglior punto di partenza: si può notare che il gap più grosso è tra gli iscritti e quelli che scelgono l’operatore. A fronte di 48.641 iscritti, solo 32.097 scelgono l’operatore, questo succede perché a fare domanda sono giovani residenti in regioni diverse dalla Lombardia. Chi è residente in altre regioni può ovviamente iscriversi qui da noi, ma quando un calabrese, per fare un esempio, si rende conto che deve venire a Milano a fare il colloquio, rinuncia alla sua candidatura. Altro gap poco chiaro è tra i convocati dall’operatore e quelli presi effettivamente in carica: 26.466 ricevono la telefonata di convocazione, ma solo 17.004 sono presi in carico.

 

Come si spiegano questi numeri?

Noi abbiamo il dubbio che quelli che presentano un curriculum difficile, che presentano meno possibilità di trovare un collocamento, vengano lasciati un po’ indietro. Perché esiste anche il rovescio della medaglia: l’operatore viene pagato solo se riesce a ottenere il risultato, quindi i casi più difficili vengono lasciati indietro per evitare di sprecare energie senza ottenere risultati. Questo è un aspetto che, come si può immaginare, le agenzie negano assiduamente, ma noi siamo convinti che sia così. Vorrei sottolineare però che i risultati finali sono molto buoni, perché sui 17.004 presi in carico, 14.335 hanno avuto un esito positivo. Questo significa che hanno ottenuto una posizione, che può variare da uno stage a un tempo indeterminato.

 

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Ma cosa succede nelle regioni che presentano numeri davvero bassi?

Prendiamo l’esempio della Toscana. Ha dei centri per l’impiego che funzionano bene, ma sono pur sempre dei centri per l’impiego. Cosa è successo a giustificare i numeri bassi di Garanzia Giovani? I ragazzi si sono iscritti, il centro per l’impiego li ha presi in carico, ma poi non è riuscito a gestirli, essendo un numero enorme ed essendo loro solo un centro per l’impiego. In regione Lombardia noi li dividiamo tra quasi 400 centri accreditati: anche ammettendo di averne 10 per tutta la provincia toscana, sono comunque troppo pochi. Quindi i centri non sono stati in condizioni di gestirli e, ad oggi, sono fermi. Ecco perché i numeri sono così bassi.

 

Per concludere: il giudizio su Garanzia Giovani è positivo o negativo?

Alla fine credo che il giudizio sarà positivo, perché stressa le regioni che ancora non hanno fatto niente, ponendo l’accento sul problema disoccupazione giovanile. Il rischio che stiamo correndo, e che ci preoccupa molto, è che dato il poco successo attuale, il Governo decida di prendere in carico tutto il progetto, togliendo il lavoro alle singole regioni, creando un’agenzia nazionale unica a gestire la situazione. Sarebbe un fallimento in partenza, perché per le regioni virtuose, come la nostra sarebbe un disastro. Garanzia Giovani ha messo davanti agli occhi di tutti la consapevolezza che così non si può andare avanti, che il problema esiste e va affrontato.

 

3 Comments

  1. ROBERTO OYEDEJI

    SECONDO ME NEGATIVO, PERCHE’ NON HA PRODOTTO I FRUTTI SPERATI PUR AVENDO SEGUITO “IL CORSO” CON LA MIA UNIVERSITA’ ESSENDO INCARICATA PERARE “IL CORSO” DI GARANZIA GIOVANI.

  2. ANNA STASI

    Buongiorno, sono una mamma, io stessa ho curato la pratica GARANZIA GIOVANI insieme ai miei figli che hanno 27 e 28 anni e non lavorano. Lamento la lentezza esasperante di questo progetto, ma come può un giovane grande come i miei figli rifiutare qualunque offerta anche temporanea per aspettare questi sospirati TIROCINI? E’ quì che poi c’è la fregatura, i Tirocini ancora non iniziano, se si accetta un lavoretto stagionale, di qualche mese tutto viene a decadere ma intanto passano 2 anni e i ragazzi diventano 2 anni più grandi rifiutando qualunque opportunità anche se breve nella speranza di avere un futuro contratto con Garanzia Giovani. E’ importante modificare il progetto e permettere di ammettere i giovani soprattutto un pò grandi, senza rifare tutta la trafila della reiscrizione al programma, in quanto passerebbe nuovamente un anno per toranre al punto di partenza

  3. riccardo

    ho un dubbio su garanzia giovani che non riesco a capire da parecchio tempo vi prego di rispondermi. Io ho “interrotto” gli studi presso l’università l’anno scorso, cioè ho bloccato l’università per almeno 2 anni, quindi non sto frequentando e pagando le tasse. Posso iscrivermi a garanzia giovani? Perchè al centro dell’impiego e anche a un agenzia per il lavoro mi avevano detto che bisogna proprio cancellarsi e non basta sospendere e invece adesso ho scritto a garanzia giovani e mi ha detto che si può iscrivere se si ha sospeso/congelamento o fatto la rinuncia. Però non capisco anche perchè la regola è che devono passare almeno due anni per la ricognizione non capisco più niente. Poi non so perchè adesso ai corsi di formazione chiedano garanzia giovani, non dovrebbe essere obbligatorio.

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