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Giovani ed Expo: storie di chi lavora nei padiglioni

di Arianna Bassi.


Sono tanti i volti giovani che si vedono entrare dai tornelli di Expo. Giovani dalle divise colorate, pronti a compiere le loro mansioni all’interno della grande Esposizione Universale milanese. expo1Sorridenti e disponibili, li si incontra dentro e fuori i padiglioni a spiegare in diverse lingue come affrontare al meglio la visita. Il Chronicle, a due settimane dall’inizio della fiera, è andato a intervistare tre ragazzi under 30 impiegati in tre settori diversi, per capire come procede il loro lavoro, loro che il contratto lo hanno firmato e non sono stati schizzinosi davanti a turni nel weekend e all’idea che le vacanze estive dovranno essere rimandate di qualche mese. Ma si potrà poi dire che chi ha rifiutato è stato davvero choosy? Abbiamo scoperto che dipende tutto da quale mansione li hanno chiamati a svolgere.

 

La prima che incontriamo è Federica che lavora in uno dei sette padiglioni tematici del cibo. Raggiunta subito dopo da Elisa, che invece lavora al ticketing, e da Tommaso, addetto alla sicurezza di un padiglione sudamericano (tutti i nomi riportati sono di fantasia perchè le persone che abbiamo intervistato hanno preferito mantenere l’anonimato, ndr). La curiosità è tanta, vogliamo capire se le polemiche che riempiono il web sono reali, se davvero sono sfruttati come si dice in giro e, soprattutto, se davvero guadagnano i famosi 1500 euro che tanto hanno fatto discutere un mese fa.

 

Come hai trovato questo lavoro?
Federica: Tramite una candidatura mandata a Manpower. A gennaio ho sostenuto il primo colloquio ma l’assunzione con firma del contratto è avvenuta il 22 aprile.

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Elisa: Ho trovato un annuncio su Infojobs.it per Expo e sono stata chiamata per il colloquio. Ho fatto il colloquio il 20 marzo e ho ricevuto risposta dopo un mese, ormai credevo fosse andata male, anche perché l’inizio di Expo si avvicinava. Non è stato semplice perché il colloquio è stato completamente in inglese, tutto orale senza test scritti, mi hanno chiesto di parlare di me e mi hanno fatto analizzare una case history.

Tommaso: Ho inviato il mio cv tramite un annuncio trovato su Openjob.it. Mi sono candidato per una posizione di sicurezza non armata. Mi hanno chiamato per il colloquio e dopo questo sono stato selezionato. Sapevamo che era per Expo, ma non sapevamo quale azienda ci avrebbe fatto il contratto, lo abbiamo scoperto solo al momento della firma.

 

Quale tipo di contratto ti hanno fatto e quanto guadagni?
F:
Noi del cluster abbiamo firmato il contratto nazionale degli animatori turistici. Il mio contratto è partito il 1 maggio e termina il 6 novembre, una settimana dopo la chiusura della fiera perché abbiamo dato disponibilità a disallestire il cluster. Il mio contratto è a tempo determinato in somministrazione da Manpower e prevede un lordo di 1400 euro per 40 ore la settimana. Io lavoro 6 giorni su sette, con riposo infrasettimanale, per 6 ore al giorno. Lavorare nel week end credevo fosse scontato essendo una fiera, ma mi hanno chiesto la disponibilità a farlo dal primo colloquio, sono stati chiari fin da subito.
E: Il mio è un contratto a tempo determinato dal 1 maggio al 31 ottobre, 3° livello del CCNL multiservizi. Prevede 1200 euro lordi per 40 ore settimanali. Lavoro 5 ore al giorno per 6 giorni con un riposo fisso infrasettimanale.
T: Il mio è un contratto a tempo determinato dal 1 maggio al 31 ottobre. Lavoro 40 ore settimanali, divise in sei giorni con uno di riposo. Mi pagano 4,60 euro lordi all’ora, penso che a fine mese verranno fuori poco più di 600 euro.


Vi hanno chiesto di fare ore di straordinario? Saranno retribuite?
F:
Di norma io e i miei colleghi facciamo sempre quasi mezzora di straordinari al giorno. Ancora non expo 2abbiamo capito come verrà gestita questa cosa. C’è chi dice che verranno pagati, c’è chi dice di no. Alla prima busta paga vedremo e nel caso non siano pagati, mi impegnerò di ridurli al minino.
 E: Per ora non mi è stato richiesto di fare nulla di più delle mie ore. Quello che mi hanno chiesto è eventualmente di cambiare il mio orario di lavoro, ma con il preavviso di qualche giorno.
T: Solo una volta mi hanno chiesto di fare il doppio turno perché un ragazzo non è venuto a darmi il cambio. Rispettano il contratto per ora. Non so ancora come verranno retribuite queste ore in più, aspettiamo la prima busta paga e vediamo.

 

Sei felice di aver accettato questa opportunità?
F:
Sì, mi trovo bene. Mi piace molto il lavoro che faccio e anche con i colleghi c’è un bel rapporto. È un lavoro faticoso perché stiamo in piedi sei ore continuative, il mio padiglione è aperto quindi siamo esposti al sole e alla pioggia. Ma credo sia una bella esperienza di vita.
E: Sono contenta, mi trovo davvero bene. L’agenzia interinale che ci ha assunto mi sembra seria, ci ha anche già detto che le persone che lo meriteranno le prenderanno in carico per provare a collocarle anche a Expo finita. Però sono le prime settimane e forse è presto per dare un giudizio obiettivo. Incrociamo le dita.
T: Sto facendo questo lavoro con serietà, ma non so se lo rifarei. Perché è un lavoro molto pesante, hai bisogno di molta prestanza fisica. Sei sempre in piedi, camminando per il padiglione. Sapendo esattamente com’è, non so se lo rifarei. Finché c’è mi va bene, dato che stavo cercando un lavoro, ma se dovessi trovare un’offerta migliore in questi sei mesi, non ci penserei due volte ad accettare.

 

Si parla molto di sfruttamento delle giovani risorse ad Expo, cosa puoi dire della tua esperienza?
F:
Non capisco perché sia nata tutta questa polemica intorno ai contratti fatti a chi lavora ad Expo. Noi abbiamo firmato un contratto nazionale, quindi guadagniamo come tutti quelli che hanno questo penna on the table_littletipo di contratto in Italia. Il problema non è Expo, sta a monte. Sono i CCNL da criticare.
T: Mi sento sfruttato perché ci pagano pochissimo. Chi fa questo lavoro assunto a tutti gli effetti dall’agenzia che ci ha fatto il contratto prende almeno il doppio del nostro stipendio.

 

Federica ed Elisa tornano al loro lavoro, il tempo di pausa è finito. Rimane solo Tommaso, che vuole aggiungere ancora qualcosa. Dei dettagli importanti che svelano alcune falle del sistema.

 

T: Essendo io impiegato come sicurezza non armata, passo il mio tempo a controllare che all’interno del padiglione tutto fili liscio, che i flussi di gente siano corretti, che non ci siano troppe persone ai piani superiori e, ovviamente, che non succedano episodi di borseggio o simili.
Ma non abbiamo ricevuto una formazione prima di iniziare a lavorare. Abbiamo solo fatto il corso di due giorni per la sicurezza del lavoro organizzato da OpenJob. Qualche giorno prima dell’inaugurazione abbiamo fatto un sopralluogo per vedere il padiglione e il responsabile della sicurezza ci ha chiesto gli attestati di primo soccorso e incendio. Noi non li avevamo. Nessuno ce li mascotte Expoaveva richiesti, né in fase di candidatura né in fase di colloquio e firma del contratto. Lì per lì hanno fatto finta di niente e hanno lasciato cadere la cosa. Abbiamo quindi iniziato a lavorare così, senza certificazioni adeguate. Settimana scorsa l’avviso ufficiale: senza questi corsi non potevamo lavorare. Quindi questa settimana siamo stati spostati di padiglione, dove la sicurezza si può fare anche senza “il pezzo di carta”. Nel frattempo stiamo facendo i corsi per metterci in regola, per poter tornare dove siamo stati assegnati. Questi corsi durano tre giorni, quindi l’iter sarà breve. Mentre noi non ci siamo il nostro posto è occupato da persone provenienti dall’agenzia che ci ha contrattualizzato, ma non sono persone con il nostro stesso contratto, ci stanno solo sostituendo.

 

Queste interviste dimostrano come all’interno dell’Expo tutto sia relativo. Qualcuno guadagna di più, qualcuno di meno, altri pochissimo. E la questione dei corsi per chi deve occuparsi della sicurezza è senz’altro un problema che poteva essere facilmente risolto in precedenza. Ma del resto si sa: l’Italia è fatta così, bisogna pregare che non succeda niente nel frattempo, e correre ai ripari sempre all’ultimo minuto.

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