L'editoriale

Psicoterapia Online: come aiutare i giovani laureati

Ciao Philippa, mi sono laureata da poco, sono in cerca di un lavoro e finora non ho avuto molta fortuna”.

Inizia così l’audio-messaggio inviato da una giovane ragazza a Philippa Perry, psicoterapeuta e giornalista presso il Guardian, importante quotidiano londinese. La dottoressa, consapevole del particolare periodo storico che stiamo vivendo (soprattutto a livello lavorativo), nel settembre 2013 decide di aprire una rubrica online (chiamata “Pronto, puoi aiutarmi?”) in cui, attraverso le proprie competenze, cerca di dare una mano a tutti coloro che si trovano a disagio in questo difficile quanto particolare mondo.

Nel video integrale (che potete guardare cliccando qui) la ragazza confida alla psicoterapeuta che, nonostante la laurea conseguita, non riesce a trovare un’occupazione stabile. La difficile situazione lavorativa, ancorata alle aspettative dei genitori e ai successi degli amici, fanno crollare l’autostima della giovane neo-laureata, costringendola a cercare aiuto.

Ora, al di là dell’esempio sopra citato, è interessante cercare di analizzare questa nuova metodologia. La terapia online, infatti, nasce da una crescente necessità di essere sostenuti psicologicamente: nel 2016, complice anche la globalizzazione e il web 2.0, gli impieghi si sono modificati ad una velocità straordinaria, rendendo ancora più intricata la competitività tra i candidati.

Mediamente per una posizione lavorativa che si rispetti, un’azienda riceve tra i 300 e i 600 Curriculum Vitae. La conseguenza è che la percentuale di assunzione si riduce drasticamente, quasi si trasformasse nella “legge del più forte”.

La fetta più colpita della società, ovviamente, è rappresentata dai giovani laureati: alla ricerca di una prima esperienza concreta, i ragazzi sentono pressioni enormi sotto il profilo familiare e sociale, tanto da accettare posizioni al di sotto delle competenze acquisite durante gli studi.

Discorso a parte, poi, va fatto per gli studenti-lavoratori: pur di frequentare l’Università e realizzare i propri desideri, i giovani si cimentano in una doppia vita degna del miglior supereroe: studente modello di giorno, instancabile lavoratore di notte.

In questo clima di tensioni e paure, dettate dalla necessità culturale di indossare vere e proprie maschere emozionali (non sia mai che ci si dimostri realmente per quello che si è), risulta normale chiedere aiuto. Non esistono più i clichè di un tempo, quelli per cui se finivi da un terapeuta eri un “matto”, un “poco di buono” o chissà cosa. Oggi, più che mai, essere sostenuti risulta vitale nella crescita psicologica dell’individuo, talmente impegnato a competere con i coetanei da eliminare completamente il proprio io, plasmandosi in base alle situazioni.

E, considerato il fatto che non tutti possono permettersi un percorso psico-terapeutico (si pensi, per esempio, agli studenti in “trasferta”), la pratica online risulta essere una metodologia rapida, incisiva ed efficace.

Analizzato tutto il contesto, è ovvio come la dottoressa Perry giochi un ruolo molto importante: a lei e a tutti coloro che intraprendono questa nuova e particolare disciplina spetta il compito di tracciare (gratuitamente) un percorso d’uscita dal circolo vizioso dell’ansia, insegnando una metodologia esemplare per gestire i momenti di difficoltà e recuperare quell’autostima insita in ognuno di noi. 

Perchè, con buona pace di qualche benpensante , i giovani non sono “choosy”, hanno solo bisogno di una piccola spinta.

 

 

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