L'editoriale

Quello strano concetto della vita umana

La settimana di Pasqua è appena terminata. Dal punto di vista cattolico, essa rappresenta il simbolo della nuova vita, una chiamata a tutti i cristiani affinchè si rendano conto di essere stati liberati da ogni peccato attraverso la crocifissione di Gesù Cristo.

Purtroppo, al di là di ogni riferimento religioso, gli eventi della settimana scorsa non si sono allineati, per così dire, al concetto del rispetto della vita.

I tragici eventi avvenuti nella città di Bruxelles, capitale dell’Unione Europea, in Iraq, durante una partita di calcio e in Pakistan, dove genitori e figli festeggiavano la ricorrenza pasquale, in un parco giochi, segnalano un problema di fondo: stiamo vivendo un momento terribile, in cui si è perso completamente il valore della vita umana.

Alcuni direbbero, meglio prevenire che curare. E non solo per quel che riguarda il terribile confronto tra il mondo occidentale e l’Isis, la nuova minaccia del Medio Oriente.

Non è ammissibile, per esempio, che giovani ragazze e ragazzi, in Erasmus per completare gli studi e vivere un’esperienza, per certi versi, unica, muoiano a causa di un “errore” da parte dell’autista, che si addormenta dirottando il pullman. La domanda che tutti si pongono è: di chi è la colpa? Dell’autista o della compagnia di viaggi che non ha controllato lo stato di salute di chi doveva accompagnare i ragazzi?

Ebbene, la risposta non è importante. E’ il principio che conta, quello stesso principio veicolato, guarda caso, dalla Pasqua: il valore della vita. Lo stiamo dimenticando, lo abbiamo dimenticato. Una vita fatta di allegria, passione e amore, dove donne e uomini di tutte le età possono sognare in grande, creare una famiglia e trovare, perchè no, il lavoro dei propri sogni.

E invece, ancora oggi fatichiamo a trovare delle risposte certe, cassate (mi si passi il termine) da un sistema barcollante ed ancorato a logiche estranee all’attuale periodo storico.

Si vive per lavorare? No. Si lavora per vivere? Neanche. Si lavora per mettere in gioco le proprie potenzialità, sfruttando al massimo la passione per un determinato mestiere che senti essere tuo. E se le Istituzioni restano convinte del fatto che le basi per una società stabile siano i famosi “numeri”, i dati e le statistiche studiati dagli esperti del settore li smentiscono clamorosamente.

Si pensi alla Garanzia Giovani: l’Istituto per lo Sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (il famoso isfol) ha pubblicato un report secondo cui, dopo quasi due anni dall’avvio del programma, su un totale di 865 mila ragazzi iscritti, appena 32 mila hanno trovato un impiego, per lo meno, dignitoso.

Il discorso sul lavoro giovanile rientra nel contesto Europeo che stiamo vivendo in questi giorni. Vi è troppa fragilità, forse troppo menefreghismo, della serie “massì, cosa vuoi che succeda“. E poi, puntualmente, succede.

Ed è legittimo pensare che vi sia un collegamento, seppur indiretto, tra la gestione del capitale umano (e non solo) e il clima di paura che contraddistingue gli ultimi anni.

Il saggio Yoda affermava: “La paura conduce all’ira, l’ira all’odio. L’odio conduce alla sofferenza“. Ora, al di là di una qualunque citazione cinematografica, il pensiero che vi è alle spalle è molto saldo: come si può pensare di fronteggiare le bombe se i cittadini vivono comunque in uno stato di ansia e frustrazione perenne? 

La Pasqua, d’altronde, al di là del valore cristiano della tradizione, veicola questi messaggi: luce, speranza, coraggio. Attributi che, per esempio, possiedono dentro di loro le migliaia e i migliaia di ragazzi che, costantemente, lottano per un futuro migliore, accettando lavori molto al di sotto delle proprie reali potenzialità.

Forse, quel clichè passato agli archivi secondo cui “si vive una volta sola” ha bisogno di essere spolverato.  Perchè è così. La vita è un dono, e va preservata ad ogni costo. 

E, immersi oramai nell’intricato mondo delle frasi fatte, ve n’è una che si incastra alla perfezione nel nostro puzzle: anche la notte più buia è seguita dalla luce del sole.

 

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