L'editoriale

Caso Guidi: quella solita (e solida) forbice

Settimana scorsa è stata contraddistinta dall’ennesimo scandalo politico.

Federica Guidi, l’ormai ex ministro dello sviluppo economico, è stata intercettata in alcune telefonate avute con il compagno Gianluca Gemelli in cui, secondo la procura di Potenza, avrebbe favorito gli interessi economici del fidanzato, titolare della Ponterosso Group e della Its srl.

Dagli atti dell’inchiesta, infatti, si evince una sorta di rassicurazione del Ministro sull’approvazione di un emendamento, sollecitato dal Governo, riguardante il progetto “Tempa Rossa”.

Di cosa si tratta? in sintesi, Tempa Rossa è un centro di estrazione petrolifera che si trova nell’alta Valle del Sauro, in provincia di Potenza, i cui impianti sono stati fermi per più di un anno a causa di numerose proteste delle varie associazioni a favore dell’ambiente.

L’emendamento posto sotto i riflettori (il 2.9818 del maxi-emendamento inserito nella legge di stabilità del 2015 secondo cui le opere come quella di Tempa Rossa rientrerebbero nella lista dei lavori la cui autorizzazione spetta al Governo), avrebbe in qualche modo agevolato gli interessi commerciali delle aziende di Gemelli, in particolare per quel che riguarda la gara su due subappalti.

Va dà se che, essendo (stata) la Guidi un ministro della Repubblica, il conflitto d’interesse è enorme e appesantisce una situazione che, a causa del rapporto Boschi- Banca Etruria, già di per sè non è delle migliori.

Si consideri, inoltre, che il 17 Aprile si voterà per l’abrogazione di alcune concessioni fornite alle strutture che agiscono nei nostri mari e che l’apparato governativo, dopo aver ribadito l’inutilità del Referendum, è stato appena colpito proprio su una questione piuttosto delicata : della serie, oltre il danno, la beffa.

Ora, al di là delle dichiarazioni del Premier Matteo Renzi, il quale sostiene di non sapere nulla riguardo le presunte telefonate della Guidi, il dato che emerge prepotentemente e che è bene tirar fuori è la solita (e solida) forbice tra lo Stato e il cittadino, rimarcata da scandali come quello appena avvenuto.

Banche, società private, amici degli amici: da ormai vent’anni a questa parte la politica si è dimenticata del compito primario di un’amministrazione con la A maiuscola: amministrare. Secondo le numerose fonti a disposizioni, le inchieste, i processi e via dicendo, è chiaro come, in quell’universo idilliaco qual’è il Parlamento, non vi è più spazio per un dibattito serio e credibile nei confronti dei “comuni mortali”.

Basti pensare alla recente classifica pubblicata da Open-Polis riguardo i politici più assenteisti nel nostro Paese: mentre personaggi ambigui come Antonio Angelucci (chi?), deputato alla Camera per conto di Forza Italia, può “bigiare” il 99,48% delle sedute senza alcun tipo di provvedimento (sarebbe l’equivalente di una giornata lavorativa all’anno), donne e uomini di tutte le età, molto spesso, sono costretti a lavorare giorno e notte pur di mantenersi. Ricordando, tra le altre cose, che in teoria i politici hanno un datore di lavoro: quelle stesse donne e uomini di tutte le età.

E’ vero, le parole molto spesso lasciano il tempo che trovano, ma è pur sempre necessario aprire le porte al classico dibattito: siamo ancora in democrazia? Siamo realmente tutelati dalla classe istituzionale che deleghiamo quando andiamo a votare?

Queste domande sorgono alla mente di chi, per esempio, deve districarsi nel mondo del lavoro per la prima volta, consapevole del fatto di avere pochi (pochissimi) servizi a disposizione.

All’interno di questa nube oscura ed imprevedibile, è comunque sempre presente un seppur piccolo raggio di sole, generato da quegli stessi cittadini che, nonostante tutto, non perdono la speranza per un futuro più onesto e colorato. 

D’altronde, nonostante Crozza affermi che “non siamo più al semplice conflitto d’interesse, qui con gli interessi non c’è più alcun conflitto, l‘essere umano è fatto così, eterno ottimista.

 

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