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Panama Papers & Co : storia di una corruzione nota

“E’ impossibile correggere gli abusi se non sappiamo di averli davanti”. 

Tali parole vennero pronunciate da Julian Assange, giornalista ed attivista passato allo storia per aver pubblicato nel 2010, attraverso il noto portale Wikileaks, numerosi documenti ritenuti Top Secret dagli Stati Uniti.

Ora, al di là delle considerazioni personali riguardo le conseguenze di un gesto tanto estremo, Assange aveva capito che il grande problema del mondo (facendo riferimento anche all’Italia), era che i grandi giornali non parlavano mai di casi di corruzione, soprattutto se, implicate, vi erano importanti compagnie.

Ebbene, considerati gli eventi dei giorni scorsi, evidentemente il noto giornalista britannico non aveva tutti i torti. 

In meno di una settimana, infatti, ne sono successe di tutti i colori: il caso Panama Papers, l’intervista di Vespa a Salvo Riina, figlio del noto Mafioso implicato nell’omicidio dei magistrati Falcone e Borsellino, il giro di capitale intorno allo stabilimento della Tempa Rossa. 

Insomma, una serie di circostanze che ribaltano il nostro giudizio e danno il via a quel clichè che, forse, non è più tale: chi governa il nostro mondo? Siamo davvero convinti che le istituzioni compiano il loro dovere rispondendo ai popoli sovrani e non ad importanti lobbisti corrotti dal dio denaro?

Ma andiamo per gradi.

Il Panama Papers è l’etichetta data alla più grande inchiesta finanziaria di tutti i tempi. Con oltre 11,5 milioni di documenti pubblicati e 378 giornalisti provenienti da tutto il mondo ed impegnati nella ricerca di fonti attendibili, l’inchiesta ha scatenato tutta una serie di reazioni a catena che rischia di cambiare radicalmente il destino del mondo civilizzato. 

Il “processo mediatico” (in quanto, al momento, non sono in corso azioni a livello civile/penale) prende in considerazione le società “offshore”, ovvero quelle attività illecite per cui, al fine di nascondere il capitale proveniente dalla casse delle imprese, una parte di esso viene trasferito nei cosiddetti “paradisi fiscali”, Paesi in cui le tasse sono ridotte al minimo e i conti correnti sono legalmente nascosti.

I documenti, derubati da fonti tutt’ora ignote e offerte all’ICJI (International Consortium of Investigative Journalists) provengono dallo studio Mossack Fonseca: si tratta, in sintesi, di uno dei più grandi studi legali che gestisce migliaia di società offshore per conto di potentissimi clienti.

L’inchiesta, come afferma l’Espresso, riguarda più di 214 mila società posizionate in tutto il mondo e collegate a persone residenti in 200 Paesi. E non si tratta solo di proprietà, per così dire, private: collegati alla fuga di notizie vi sono numerosi politici di fama internazionale tra cui, i più noti, i primi ministri di Islanda e Pakistan, i presidenti di Ucraina e Azerbaigian, il re del Marocco e dell’Arabia Saudita, il presidente della Federazione russa e il premier del Regno Unito.

Per quanto ci riguarda, anche il nostro Paese presenta una lista infinita di nomi riconducibili a questo caso: importanti banche come l’Unicredit e l’Ubi, personaggi decisivi nell’impianto economico come Luca di Montezemolo e migliaia di individui provenienti dal mondo dello spettacolo.

E, mentre il mondo finanziario crolla di fronte all’ennesimo scandalo, in Italia gli scandali restano all’ordine del giorno.

Bruno Vespa, a Porta a Porta, decide di intervistare il figlio del noto Totò Riina, appartenente alla famiglia mafiosa ricollegata a “Cosa Nostra”. Oltre a rappresentare un’offesa nei confronti non solo di chi è stato freddato dalla mafia nel corso dei secoli ma anche di coloro che, tutt’oggi, combattono per un Paese più legale, l’intervista veicola un messaggio pericoloso: la Mafia è un’istituzione e va trattata in quanto tale.

Lo Stato, che più di tutti dovrebbe intervenire per la salvaguardia dei cittadini (e della propria reputazione) quasi non se n’è accorge, tanto è impegnata a fronteggiare un altro scandalo ancora: la questione Tempa Rossa, di cui abbiamo già parlato precedentemente.

Tirando le somme del discorso, è importante realizzare che se si pensa che tutto ciò non influisca nella quotidianità della “Normal People”, riconducendo ogni cosa esclusivamente ai Potenti del caso, la situazione non farà altro che peggiorare, tanto a livello sociale quanto a livello occupazionale. Si pensi, a tal proposito, che oggi l’1% della popolazione possiede la maggior parte della ricchezza di tutti gli altri (fonte: Il Sole 24 ore).

Eppure la Storia ce lo dovrebbe insegnare: più chi ci “controlla” è corrotto, peggiore è la qualità della nostra vita. Non è più una questione di crederci o meno, ma di ricordare un dato di fatto: noi siamo i loro datori di lavoro, non i dipendenti all’ultimo gradino della scala.

E, riprendendo ancora una volta Julian Assange:

Io voglio che voi vi incazziate. Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro senatore. Io so soltanto che prima dovete incazzarvi.

 

1 Comment

  1. stanco

    In Italia, purtroppo, sono troppi anni che non governa gente capace ma soltanto degli approfittatori. ormai sono oltre 20 anni che siamo con le pezze al culo e sprofondiamo sempre piu’. abbiamo avuto di tutto e di piu’ in grado solo di spolpare la nazione e di conseguenza il popolo. Ora che siamo alla frutta e i nostri quasi politici succhiano anche l’ultima goccia di sangue al popolo assistiamo ad uno scandalo al giorno che non sanno gestire e/o annullare. Poveri noi o andiamo in piazza ma con la giusta rabbia e ce li togliamo di torno oppure continuiamo in questo totalitarismo, mascherato, che ci portera’ ad una sicura schiavitu’, pero’ di tipo moderno. Ribelliamoci a questa gang che vorrebbe governare ma non ne ha le palle….oppure le hanno solo per i comodacci loro.

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