News, Notizie dal mondo, Università

Anno sabbatico: opportunità o spreco?

Anno sabbatico 1

 

Secondo l’enciclopedia online della Treccani, l’espressione “anno sabbatico” veniva utilizzata dagli antichi ebrei per indicare un determinato periodo dell’anno in cui si smetteva di lavorare, liberando gli schiavi e lasciando riposare le terre.

 

Oggi, il significato è leggermente diverso ed indica un periodo prolungato (un anno) in cui lo studente si concentra su se stesso in vista di una futura carriera (sia essa universitaria o lavorativa).

 

La domanda che in molti si pongono è la seguente: è davvero così indispensabile fermarsi 365 giorni in un periodo storico in cui il mondo corre veloce e non risparmia nessuno?

 

La questione è emersa qualche giorno fa, quando Malia Obama, primogenita del Presidente degli Stati Uniti, ha deciso di fermarsi un anno dopo il conseguimento della maturità per poter viaggiare in Europa come facevano gli aristocratici dell’800.

 

Malia è stata ammessa ad Harvard, una delle Università più prestigiose al mondo.

 

Negli States, come afferma il Post, molto spesso bisogno chiedere un permesso speciale proprio dall’Università per potersi prendere un anno sabbatico: è la stessa Harvard, tuttavia, ad incoraggiare gli studenti in questo percorso di crescita individuale prima di proseguire la propria carriera formativa.

 

Ora, tornando al quesito principale, ovvero se sia realmente utile compiere una scelta di questo tipo, esistono, come per tutte le cose, pro e contro.

 

Per quanto riguarda i benefici nel prendersi un “Gap Year”, secondo il portale Studentville essi sono essenzialmente tre:

 

  • Apprendimento linguistico: il metodo più veloce ed incisivo per imparare una nuova lingua è senza alcun dubbio quello di viaggiare. Se si vuol conoscere bene l’inglese, 6 mesi a Londra possono fare la differenza.
  • Crescita professionale: a meno che non si disponga di un capitale che permetta di girare l’Europa senza problemi, nella maggior parte dei casi è necessario trovarsi alcuni lavori per potersi sostenere economicamente. In questo modo, il ragazzo/a impara a responsabilizzarsi, dovendo per forza di cose cavarsela da soli.
  • Crescita Personale: prendere la decisione di abbandonare la propria “tana” e,  di conseguenza, tutti i benefit (affettivi e non) ad essa collegata, è un vero e proprio atto di volontà. Significa abbandonare le proprie abitudini per un determinato periodo della propria vita, conoscere luoghi e culture diverse: insomma, cavarsela da soli.

 

D’altro canto, i problemi legati ad una scelta tanto radicale si possono tirar fuori proprio dagli stessi benefici: prima di tutto il background economico, il quale costringe il ragazzo (a meno che se lo possa permettere come, probabilmente, Malia Obama) ad “arrangiarsi” pur di sopravvivere.
 
In secondo luogo, il distacco: se infatti è vero che, sotto un certo punto di vista, prendersi del tempo per se stessi ha un’importanza notevole, la solitudine è un’emozione ambigua, che non tutti sanno accettare.
 
Dulcis in fundo, il problema di cui parlavamo all’inizio: il mondo corre veloce e non risparmia nessuno. Di conseguenza, un anno di completa assenza dal sistema socio-economico rischia di compromettere opportunità che, in altre occasioni, avrebbe potuto spalancare un percorso lavorativo importante.

 

Tirando le fila del discorso, il Gap Year rappresenta le canoniche due facce della stessa medaglia.

 

La soluzione più conveniente in una circostanza tanto delicata è una soltanto: scegliere testa o croce prima che qualcun altro lanci la monetina e prenda la decisione al posto del ragazzo/a.  

 
 
 
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.