L'editoriale, News

Diritti Civili: bene la legge, ora tocca alla società

L’Italia è un Paese più libero. O quasi. 

Mercoledì scorso, la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il testo tanto atteso relativo ai diritti civili.

Attraverso la nuova legge, che, seppur imperfetta, rappresenta un passo avanti in termini di civiltà ed uguaglianza, le coppie omosessuali potranno finalmente godere di qualche beneficio, previa una dichiarazione davanti a un ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni.

In particolare, potranno decidere di assumere un solo cognome, avranno l’obbligo reciproco di assistenza morale, materiale e alla coabitazione. Inoltre, per quanto riguarda la situazione patrimoniale, i partner potranno decidere se condividere o meno i propri beni: nel caso in cui, disgraziatamente, uno dei due dovesse morire, l’altro avrà il diritto alla pensione di reversibilità e al tfr maturato dal defunto. 

Come affermato in precedenza, la legge non è comunque delle migliori. Innanzitutto il testo esclude esplicitamente la possibilità di adottare il figlio legittimo del partner; in secondo luogo non vi sarà l’obbligo di fedeltà e ciò significa che, qualora la coppia decidesse di separarsi a causa di uno dei due partner, egli non sarà tenuto a versare gli alimenti come accade per le coppie eterosessuali.

Ora, al di là della legge, è bene focalizzarsi sul fatto che, nel 2016, vi siano ancora casi eclatanti di discriminazione.

Per esempio, l’associazione ProVita si scaglia prepotentemente contro il mondo LGBT, sostenendo che “la vera omofobia è quella che non gli permette di curare i gay. Insomma, nonostante il progresso socio-culturale degli ultimi anni, vi è ancora chi pensa che l’omosessualità sia una malattia che necessita delle cure ben specifiche.

Sul sito ufficiale, vi è scritto quanto segue:

“Essere omosessuali e farne una bandiera, da rivendicare con orgoglio e in maniera pubblica. È questa lo stile che contraddistingue gli attivisti gay, che ben si distinguono dalle persone che vivono la loro tendenza omosessuale nel privato, molto spesso cercando di lavorare su di sé e sul proprio passato per capirne le origini. Uno stile prepotente, solo apparentemente ‘allegro’, che sta iniziando a colonizzare anche gli ambienti lavorativi e, nello specifico della notizia in questione, nelle caserme”

Allo stesso modo, solo qualche giorno fa un ragazzo invalido ed omosessuale è stato ricattato pesantemente: “O mi paghi, o vengo da te al lavoro e dico che sei gay”. Ovviamente, una volta uscita la notizia, Nicola Franco (il ricattatore) è stato accusato di estorsione aggravate per un totale di 5 anni e 6 mesi di reclusione.

Tuttavia, per quanto sia grave quest’ultimo episodio, il problema è ancorato, purtroppo, alle radici. Il concetto è semplice: perchè mai oggi una persona omosessuale deve avere paura di mostrarsi per quello che è? Della serie “ah o ti pago o dici che sono gay? Prego.”

La consapevolezza di se stessi è l’arma migliore con cui poter combattere tutti coloro che, ancora oggi, generano discriminazioni di tipo sessuale, stilando una sorta di classifica di serie A e di serie B. 

Il movimento LGBT non nasce, come afferma qualche “ben pensante”, con l’intenzione di fare del cabaret nelle piazze italiane, ma con un obiettivo ben specifico: difendere valori e diritti sacrosanti e difendersi dalla xenofobia che, purtroppo, è ancora presente nel nostro Paese. 

La legge c’è. Ora a progredire deve essere la società.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.