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Fare la mamma: un lavoro a tempo pieno

Ieri, domenica 8 Marzo, si celebrava la festa della mamma, la persona alla quale il bambino si affeziona per primo.

In Italia, questa particolare ricorrenza nacque il 24 dicembre 1933, durante il regime Fascista, al fine di premiare le donne più prolifere del Paese (non a caso, infatti, era stato scelto il giorno prima di Natale).

Il significato che oggi si dà alla festa della mamma, fortunatamente, è completamente diverso: si celebra una figura importante nella crescita e nell’autodeterminazione del proprio figlio, preparandolo al mondo esterno, un luogo  tanto meraviglioso quanto pericoloso.

Il 18 dicembre 1958 Raul Zaccari, ex sindaco di Bordighera, presentò al Senato della Repubblica una proposta di legge per istituzionalizzare la giornata in onore di tutte le mamme d’Italia, un segno di riconoscimento per chi creava la vita.

Nonostante la titubanza del Parlamento, la festa rimase invariata fino ad oggi, che quindi si celebra ogni seconda domenica di Maggio. 

Al di là della storia, la figura della mamma è sempre stata oggetto di controversie nel mondo del lavoro: sostanzialmente, la domanda che molti si pongono è se occuparsi della casa e dei propri figli possa essere avvalorato come impiego tanto quanto un dipendente aziendale, o se invece essi non stiano sullo stesso piano.

Ebbene, fare la “mamma” significa svolgere un lavoro a tempo pieno, indeterminato, dalle 10 ore in su, senza ferie né straordinari pagati.

Un impiego a tutto tondo, insomma. Un impiego che, dal punto di vista legislativo, non viene riconosciuto a dovere. 

Biancolavoro, a tal proposito, ripropone un esperimento condotto dall’American Greetings la quale, con l’obiettivo di identificare i valori e le capacità necessarie per essere una “mamma”, conduce dei colloqui per una falsa posizione da “Direttore delle Operazioni”.

Citando l’articolo sopra indicato, i requisiti fondamentali richiesti ai candidati sono i seguenti: possibilità di muoversi, presenza costante, disponibilità a svolgere la propria mansione 7 giorni su 7, comprese le festività  senza ferie. Compiti di grande responsabilità, elevata resistenza allo sforzo, capacità di lavorare in un ambiente caotico, costante attenzione. Richieste competenze di medicina, contabilità ed economia domestica, nonchè una buona preparazione nell’ambito culinario. Non è prevista alcuna retribuzione.

Ovviamente, nessuno dei candidati ha accettato la proposta. La risposta è sintomatica: fare la mamma è forse uno dei lavori più complessi ed importanti tra tutti, che richiede uno spirito di sacrificio ed altruismo fuori dal comune.

Se ciò non bastasse, una ricerca condotta da Salary.com ha evidenziato come una madre cucini per almeno 14 ore settimanali, faccia da autista ai figli per 8 ore alla settimana, si trasformi in una psicologa per 7 ore, e diventi un manager nel momento in cui deve organizzare la propria dimora.

Se venissero contabilizzate (economicamente parlando) tutte queste mansioni, una madre standard avrebbe il diritto di guadagnare intorno ai 7 mila euro al mese. E, invece, ne prende zero.

Che sia questo l’ennesimo esempio di una società maschilista la quale, ancora, non riesce a superare del tutto il culto introdotto nel passato, per cui l’uomo lavora e la donna accudisce?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Per il momento, basti tenere a mente quanto segue: il lavoro tradizionalmente inteso dura dall’alba al tramonto, quello di una mamma non finisce mai. 

Forse è arrivato il momento di darle il giusto valore.

 

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