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Laureati nel 2020: come cambierà l’Italia?

futuro

 

Tre anni fa, dopo le elezioni del 2013, l’Italia ha intrapreso un percorso di riforme necessario per far uscire l’Italia dalla crisi economica e rimettere in moto il sistema delle assunzioni.

 

Ma che cosa potrebbe accadere da qui ai prossimi quattro anni?

 

Secondo Unioncamere (Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura), nel 2020 troveranno una posizione lavorativa circa 2,5 milioni di persone.

 

Di queste, come risulta anche da un’analisi condotta dal Sole 24 Ore, il 41% sarà composto da laureati altamente qualificati, mentre i diplomati si attesteranno intorno al 27%.

 

Per quanto riguarda i laureati, al vertice della classifica dei profili più richiesti vi saranno quelli relativi ad indirizzi di tipo economico-statistico, i quali conteranno ben 35 mila unità. Il secondo posto e il terzo posto saranno invece occupati da medici (31 mila unità) e ingegneri (24 mila unità).

 

D’altro canto, le lauree che saranno destinate a valere meno di tutte verteranno sui profili chimico-farmacologico (4 mila assunzioni), geo-biologici (3,5 mila unità) e, in ultima posizione, gli studi in scienze motorie, con un numero di impiegati pari a 2,5 mila persone. 

 

Infine, da un punto di vista culturale, il cambiamento degli italiani sarà radicale. Ad affermarlo è Stefano Palumbo, Direttore della Ricerca di S3.Studium:

 

“La questione centrale emersa dal panel di esperti è il cambiamento delle persone. Da un lato gli italiani saranno più multiculturali e mentalmente aperti, anche perché sul mercato del lavoro arriverà chi è cresciuto con il web. Dall’altro lato, ci saranno più persone di origine straniera e seconde generazioni, e la loro presenza aumenterà non solo nei lavori ‘esecutivi’. Queste nuove risorse potranno essere un volano per le imprese che vogliono aprirsi all’economia globale e che oggi, a volte, sono frenate semplicemente da barriere linguistiche. Tutto questo implicherà dinamiche non semplici da gestire all’interno delle aziende in termini di integrazione, coerenza e anche remunerazione”.

 
 
 
 

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