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Tina Marotti, l’impiegata dei record

Nelle ultime settimane si è sentito parlare spesso, in ottica amministrative, di “taglio agli sprechi”, ovvero quelle manovre atte a rivedere i servizi forniti dallo Stato eliminando così gli esuberi.

 

Nella “black list” stilata dai vari candidati sindaci che si affronteranno al ballottaggio di domenica prossima rientrano senza alcun dubbio anche gli impiegati statali.

 

Tra i servizi proposti dai vari talk show e le informazioni veicolate da giornali e web, nel giro di qualche anno sono stati scoperti fenomeni di assenteismo al di là dell’immaginabile: l’impiegato entra, timbra il cartellino, e se ne va. E, tutto ciò, a spesa degli Italiani.

 

Eppure, nonostante il panorama sopra descritto, esistono casi (a volte troppo emarginati dall’informazione collettiva) di persone che, seppur pagate dallo Stato e non da un imprenditore privato, lavorano sodo con professionalità e disciplina.

 

E’ il caso di Tina Marotti, la dipendente pubblica dei record: 41 anni e 10 mesi di servizio presso il Comune di Spotorno, senza mai chiedere un’assenza per malattia.

 

Tramite il Corriere della Sera, l’impiegata che tutti sognano ha dichiarato di sentirsi una persona normale, e di non dover ricevere alcun riconoscimento per il lavoro svolto: “Ringrazio dio che mi ha fatto stare sempre benissimo. Solo qualche malanno passeggero, ma la sera prendevo una tachipirina e la mattina ero bella e pronta. La verità è che a me è sempre piaciuto andare a lavorare, i cittadini ci pagano e noi dobbiamo essere a loro disposizione“.

 

Sembra una leggenda metropolitana, una storia troppo incredibile per essere reale. Ed invece è tutto vero: “Quando vedevano che mi alzavo dal letto con 40 di febbre mi dicevano: “Che vuoi fare? Stai delirando?”. Poi mi lasciavano andare, sapevano bene che non avrebbero mai potuto trattenermi.”

 

Tina Marotti è diventata nel corso della sua carriera presso il Comune di Spotorno un punto di riferimento essenziale per i dipendenti pubblici e i vari Sindaci che si sono succeduti, diventando per tutti una sorta di memoria storica.

 

Un caso eccezionale tra gli sprechi del pubblico? Tina non ci sta: “Ecco, una cosa che mi dà fastidio è quando si fa di tutta l’erba un fascio. Non siamo tutti uguali, e di gente come me che si presenta ogni mattina al proprio posto ce n’è tantissima. Altro che fenomeno, io mi sento una persona normale”.

 

Con oltre un mese di ferie arretrate, Venerdì scorso l’impiegata dei record ha attraverso le porte del Comune per l’ultima volta, garantendosi una pensione più che meritata: “Certo un po’ mi dispiace essere fuori dal gioco, e se fosse per me ricomincerei subito. Ma è giusto che a un certo punto noi vecchi lasciamo spazio ai giovani”.

 

Tina Marotti rientra nella categoria di coloro che ancora credono nell’etica del lavoro e delle responsabilità, elementi importanti che, nel corso degli ultimi anni, sono stati dimenticati insieme alle prospettive lavorative all’interno dei nostri confini.

 

Eppure, Tina rappresenta un punto di riferimento, un esempio di serietà che porta benefici immensi nel contesto di una società civile. E che, nonostante i tempi, veicola una speranza per tutti quei ragazzi che oggi sono rassegnati per quel che riguarda il loro futuro.

 

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